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Il Trullo “caseddhu” è un'abitazione rurale, presente nella penisola salentina, che è ancora oggi del tutto possibile vedere ed abitare nella bella stagione. Si è iniziato a costruirli in epoche remote, fin d'agli inizi del “900 ed è nato per mano dei contadini, che lo hanno utilizzato d'inverno, come deposito degli attrezzi agricoli o per ripararsi dalle piogge mentre d'estate come abitazione temporanea. Costruzione unicellulare, abitata da intere famiglie, che si trasferivano in campagna nel periodo estivo. Il “caseddhu” può essere interpretato come un segnale teso ad umanizzare il paesaggio; in una regione, come la nostra, dove la cultura contadina ha radici profonde. La costruzione litologica e la diffusa presenza di calcare compatto nel territorio salentino, hanno offerto all'uomo, nell'arco dei secoli, la materia prima per la realizzazione delle case, per il selciato delle strade, per la costruzione dei muri di confine a secco tra le proprietà fondiarie. Più o meno simile ai nuraghi, ma diverso dal famoso Trullo di Alberobello, perché non ha il tetto conico ed è una casa solitaria tra le “Macchie”, rappresentando l'espressione più significativa del rapporto uomo-ambiente. Secondo alcuni studiosi, il prototipo di queste abitazioni va ricercato nel tipo risalente ad epoca protostorica d'abitazione mediterranea. L'architettura popolare del Mediterraneo è stata sempre caratterizzata da una semplicità di linee, dalla presenza di scale esterne, dall'uso dalla falsa cupola, dall'assenza di decorazioni esterne. Si possono distinguere, nonostante la varietà delle forme, due tipi fondamentali di “caseddhi”: uno a base quadrangolare, l'altro a base circolare. Il procedimento costruttivo era quasi sempre lo stesso: il contadino o l'esperto “casaddharu” disegnava la planimetria del riparo direttamente sul terreno. Se la roccia era affiorante, si spianava per creare il piano di appoggio, altrimenti si toglieva lo strato di terra che copriva il banco calcareo e si cominciava a costruire con la tecnica di pietra su pietra a secco. I muri erano molto spessi e tra quello interno e quello esterno si lasciava una intercapedine che veniva colmata con pietre più piccole permettendo un maggior isolamento termico. La pietra usata per la costruzione era modellata con lo “zoccu”, un piccone più piccolo ed era amalgamata con la terra “oiusa” (Oliosa e compatta). L'ingresso è unico, costituito da un'apertura completata da una specie di arco, oppure da due conci di tufo disposti a V capovolta. Possiamo concludere dicendo che il “caseddhu” costituisce nel Salento un raro esempio di architettura popolare rurale da preservare e conservare nel corso degli anni. |
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