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    Tarantella
La tarantella è un'ampia e diversificata famiglia di balli tradizionali distribuiti nelle regioni dell'Italia meridionale (Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Molise). Solo alcune aree però conservano oggi una tradizione viva, assidua ed autentica del ballo: sono infatti in corso processi di profonda trasformazione delle forme coreiche tradizionali, sia per estinzione del bisogno di esprimersi con un linguaggio corporeo proveniente dalle generazioni precedenti, sia per i radicali mutamenti dei modelli di vita nelle comunità attuali. La danza è da sempre un aspetto caratterizzante della cultura di un popolo, perché ripropone attraverso la gestualità i comportamenti di vita che fanno parte della stessa.
Questa antica danza popolare, con radici nella cultura araba, pare sia nata a Taranto e rientra nella tante volte discussa musico-terapia.
Esistono diverse forme di tarantella a seconda dei ritmi e del numero di persone che la eseguono. La nascita del fenomeno nel Salento si fa risalire al 1000 e si manifesta in maniera diffusa almeno sino a tutto l'800.
Anche se in principio era unicamente accompagnato dagli strumenti, in seguito si è unito il canto di varie canzoni che racchiudono un'esortazione a proseguire la danza perché la tarantola non è ancora morta.
Proprio l'importanza del simbolismo nella "Pizzica tarantata" conferiva ai suonatori il carattere di esorcisti, di medici e di artisti.
Gli strumenti che accompagnano il ballo sono la chitarra , il cembalo, il violino e soprattutto il tamburello. Anche se oggi il fenomeno del tarantismo come cura del morso si è concluso in quanto non esiste più la credenza che la tarantola "pizzichi" e provochi una malattia, ci si riunisce ancora nei luoghi "magici" (che magari si sono allargati anche a pub, ristoranti, sagre, fiere e feste varie) e si balla questa caratteristica danza. La Pizzica Tarantata, altro nome della tarantella, è particolarmente diffusa nel Salento dove, ogni anno, il 29 giugno alle cinque del mattino, a Galatina (Lecce), nella cappella di San Paolo si ripete il rito di guarire i "tarantolati". La tradizione narra che San Paolo sostando a Galatina durante il suo viaggio di Evangelizzazione  fu ospitato nella dimora chiamatasi in seguito "Casa di San Paolo".
Riconoscente per l'ospitalità ricevuta il Santo diede al padrone di casa ed ai suoi discendenti il potere di guarire coloro che fossero stati morsi da animali velenosi.
Sarebbe bastato far bere l'acqua del pozzo che si trovava all'interno della casa e tracciare il segno della croce sulla ferita.
Dove originariamente c'era la "Casa di San Paolo", fu eretta una cappella nella cui sagrestia c'è un pozzo murato contenente l'acqua miracolosa.
Il rito della tarantata era molto particolare: il tamburello suonava a ritmo frenetico e una donna si dimenava per terra, quindi attingeva l'acqua con un secchio dal pozzo, facendo attenzione a non guardare il fondo.
Successivamente doveva berne moltissima fino a vomitarla tutta nel pozzo dal quale facevano capolino dei serpenti che cercavano di colpire la donna.
A questo punto, chiusa l'imboccatura con un coperchio, colta da una terribile debolezza cadeva stremata a terra. Il rito si diffuse quando i campi non avevano sistemi d'irrigazione e uomini ma soprattutto donne partivano all'alba in direzione dell'appezzamento.
È qui che molto spesso le donne venivano morse da un ragno: la Tarantola.
Il rito terapeutico si svolgeva in diverse zone, ma per lo più nelle proprie case dove con l'aiuto della musica i tarantolati entravano in uno stato di incoscienza e ballavano per ore ed ore fino a cadere stremati a terra portando alla morte la tarantola.
In realtà tutto ciò si può spiegare con il fatto che il ballo permette di espellere il veleno sudando, per la credenza popolare era però importante in quanto esorcizzava il male che si credeva fosse racchiuso all'interno della vittima.
La maggior parte dei repertori consiste in balli di coppia (non necessariamente uomo-donna), ma esistono forme a quattro persone, in cerchio e processionali. Più rare sono le forme con solamente un ballerino o una ballerina. Un tempo il ballo prevedeva anche l’invito con la consegna del fazzoletto da parte della persona che iniziava il ballo verso quella che con cui desiderava ballare; di questo uso c’è ancora traccia nella memoria degli anziani salentini. Lo stesso meccanismo di invito avveniva in tutta la regione e ancora oggi avviene in alcune aree della Basilicata e della Campania con apposito canto d’invito codificato.
 
 
 
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