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    Pizzica
L'origine di questa danza si fa risalire alla fine del 1400, ma potrebbe darsi che essa discenda addirittura da antichi riti dionisiaci.
Si tratta di una vera tarantella popolare della quale è possibile distinguere varie tipologie: la cosiddetta “pizzica tarantata” è quella più conosciuta; è una danza tipicamente femminile con la quale si evoca il mito, vissuto drammaticamente, del morso della tarantola che rende "furiose" le donne fino a farle danzare freneticamente per liberarsi dal male interiore.
Nella “pizzica-pizzica”, invece il mito evocato, vissuto gioiosamente, è quello del duello rusticano, la lotta dei coltelli, certo molto frequente nei rapporti di forza tra gli uomini del passato. La musica ed il ballo rivestono un ruolo particolare nella tradizione salentina, essendo espressione della cultura e della storia del suo popolo. Sempre più, durante le feste d'estate, si può assistere a concerti di gruppi folkloristici che recuperano questa tradizione e vedere folle di gente che si lasciano trascinare dai ritmi frenetici della pizzica, ballo che un tempo coinvolgeva un po' tutti, mentre oggi viene praticata da pochi gruppi di fedelissimi (si nota tuttavia un rinnovato interesse, specie tra i giovani, nella pratica di questa antica danza mimata).

La “pizzica de core”.
E' la danza tra un uomo ed una donna che mima la seduzione; i ballerini non si toccano mai ma volteggiano uno intorno all'altro guardandosi negli occhi.

La “danza delle spade”. Questa originale forma di danza deriva certamente da un antico rito di sfida al coltello praticato dagli uomini litigiosi che si incontravano durante le fiere e i mercati. L'origine del duello è naturalmente da ricercarsi nei tipici regolamenti di conti fra uomini appartenenti alle famiglie d'onore ed in genere tra quelle categorie di persone abituate a risolvere in modo diretto le discussioni e le liti. Col tempo il duello, che mirava esclusivamente al ferimento e all'eliminazione dell'avversario, si è trasformato in una pura azione dimostrativa, mimata senza armi vere ma con una simulazione rappresentata dal dito indice e dal dito medio protesi: i movimenti del corpo, sinuosamente studiati per schivare o affondare i colpi, devono essere gli stessi dei duelli del passato. La musica non doveva essere così indispensabile nel passato così come lo è oggi. La base della pizzica è il tamburello leccese che viene suonato con una tecnica particolare, dando il ritmo di base, con la percussione, e un caos ordinato, con i sonagli. I corpi vibrano nella musica, nello spazio, tra la folla nella calda atmosfera estiva. Si forma così la “ronda” (cerchio) e si balla in mezzo con una tecnica molto elementare che lascia spazio alla fantasia e all’emotività dei danzatori e che avvicina ad una dimensione più primitiva, arcaica attraverso il suono ossessivo ripetuto all’infinito. Nella notte del 15 Agosto, a Torre Paduli di Ruffano, si celebrano il rito cattolico di San Rocco, Santo spadaccino e la liturgia profana della danza delle spade.
Furono i Rom, quando gestivano il mercato del bestiame a innestare la danza-scherma sul preesistente ritmo della pizzica.
Danza probabilmente combattuta con armi vere poi sostituita da gestualità meno cruente, solo l'indice ed il medio della mano, uniti e protesi, simulano i coltelli di un tempo. Il complesso cerimoniale della danza prevede, dopo il saluto di inizio tra i duellanti, il passaggio ad una fase di studio dell'avversario, che culmina nella posizione di "chiamata": ovvero quando si incita l'altro a colpire facendo segno con le dita verso il proprio petto. La testa, i polsi e le caviglie sono adornati con i caratteristici nastrini colorati, detti "zagareddhe", è un vero e proprio duello al suono di tamburelli e armonica. Il vincitore è chi per primo tocca per una o tre volte l'avversario, che sconfitto esce dalla "Ronda" (l'interno di uno spazio circolare).

 
 
 
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