Dall’ antico idioma bretone
men (pietra)
hir (lunga) il
MENHIR racchiude in sé, nella maestosità del suo monolitismo, una forza tale da essere riuscito a sfidare le vicende violente del tempo e della storia, che non sono riuscite a piegarlo. I
Menhir, come monumenti, sono i più semplici che si possano immaginare: una stele con le facce quasi sempre levigate, di proporzioni notevoli specie in altezza che, saldamente piantata in terra, quasi uomo in adorazione, guarda il sole.
Queste stupende realizzazioni dei secoli passati erano assai numerose nel Salento. Data la loro struttura i
menhir erano tra le testimonianze megalitiche le più esposte ad una più rapida estinzione. Man mano che i terreni sono stati disboscati e coltivati essi sono stati abbattuti soprattutto se non servivano come punto di riferimento per le divisioni delle proprietà, o non si trovavano su un territorio impervio o comunque non utilizzabile. L’agro di Racale e quelli dei comuni vicini, che fino a tutto il ‘700 erano in buona parte boschivi e macchiosi, hanno subito nel XIX secolo un’intensa opera di trasformazione agricola, che non ci permette neanche di immaginare quali e quante tracce del passato siano state cancellate. Qualche
Menhir è comunque sopravvissuto. A Castelforte si può vedere un
menhir che la manomissione subita ha inserito in un contesto non suo, snaturandolo e togliendo la possibilità di localizzarne il sito di origine. Un altro
menhir è situato all’interno di un complesso agrituristico in contrada Paramonte, a Racale. E’ possibile constatare che il monolite, in epoche remote, aveva un’altezza superiore perchè presenta segni di progressive menomazioni.